I colori dell’Esilio oggi. Pistoia, 12 Settembre – 1 Novembre 2009
(ASCA) – Milano, 4 giu 2009 – ”C’é chi vuole – ha detto Berlusconi – una società multietnica e multiculturale, ma noi non siamo di questa opinione. Per esempio, camminando nel centro di una città come Milano, per il numero di presenze non italiane sembra di essere non in una città europea o italiana ma in una città africana. E questo non lo accettiamo”.
Lo scorso Luglio 2008 ero alla Barbagianna, una casa sulle splendide colline di Firenze. La sera d’estate, scultori, scrittori, pittori e poeti s’incontrano in questo antico cascinale, per leggere poesie, vedere la collezione permanente d’opere d’arte e chiacchierare. Argomento unico: la Cultura!
Fu lì che Andrea Dami mi disse: “ho in mente un progetto. Il tema è l’Esilio. Pensaci!” Gli dissi che lo avrei fatto, ma un susseguirsi d’impegni portarono mente e corpo lontano, fino a farmi dimenticare l’Esilio. Mi ero a mia volta esiliato, come troppo sovente accade nella frenetica società in cui viviamo. Dopo qualche mese ricevo una mail di Andrea che m’illustra i dettagli.
Era settembre 2008 e gli risposi questo:
Ciao Andrea,
ho letto il progetto che mi hai inviato “Pistoia, i colori dell’esilio oggi”. Proprio bello, l’idea, la motivazione, tutto! Purtroppo sempre più attuale. Leggendolo dopo qualche giorno che lo avevo ricevuto e dopo qualche mese che lo avevi pensato, è stato come avere una sorta di premonizione su quello che sarà il domani. Perché se ci pensi, da quando hai iniziato a lavorarci, la situazione non è che peggiorata. Ho percepito in quello che hai scritto un messaggio volto a far prendere coscienza alle persone di una realtà che potrebbe degenerare, più di quanto già non lo sia e tutto ciò mi ha fatto paura. Se degenerasse davvero?
La paura! Questo sentimento alimentato talvolta dalla disinformazione, rischia di farci perdere di vista il tutto del mondo. Perché è questo che non percepiamo più, il tutto. Viviamo e pensiamo il mondo diviso, “a fette”, per dirla alla Terzani e più che passa il tempo, più che la voce di qualcuno che cerca di convincerci che il mondo è così, trova orecchie ad ascoltarla.
Il mondo è uno, come l’aria, l’acqua, la terra e noi non siamo che figli dell’universo. Il mondo non è diviso! Se non cerchiamo di superare questa errata convinzione, tramandataci da millenni vissuti nella cultura dell’appartenenza (razza, religione, status sociale) la cultura non farà altro che regredire, accelerando il percorrere di quella spirale verso il basso che sembra già aver imboccato. Non “esiliamoci” almeno sforziamoci di non farlo. Alla fine come avevano capito gli stoici e prima ancora i rishi, la vita non è che la proiezione di noi stessi!
Giugno 2009
Oggi dopo quasi un anno da questa riflessione, il senso di esilio percepito da una parte della società è aumentato ancora. Complice la paura, alimentata talvolta dall’ideologia xenofoba di un’area del governo, il nostro paese sembra incapace di reagire e gestire soprattutto, una situazione che avrebbe invece opportunità positive. Le più importanti società della nostra epoca si sono sviluppate grazie alla multiculturalità. I pensieri culturali più profondi sono nati sempre dallo scambio d’idee e da riflessioni di persone spesso di diversa provenienza. Persino il nostro paese, nel passato dei nostri nonni e genitori, ha contribuito a fare grandi nazioni che per fortuna continuano, malgrado tutto, a mostrarci il concetto di multiculturalità e pluralismo. Non dimentichiamolo. Non esiliamoci !
BBC – Africa news – The top-hitting Africa story of 15 July
Hi everybody! I’m just writing to tell you that my Niger migrants project has been
published on the BBC website. http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/8141356.stm
Let’s hope that it will contribute to a more balanced vision of the problems of immigration.
Alfredo.

Niger Ð Agadez. 6th April 2009. After a wait of over 8 hours in the full glare of the sun the order to move has finally arrived. The soldiers use remote-controlled planes to ensure that the area is free of bandits or rebels and in the meantime, together with the police, they check the trucks and their passengers. This precaution was not sufficient to prevent an ambush the day after departure. Four trucks, officially transporting cigarettes, were assaulted and robbed. Fortunately no passenger trucks were involved in the episode. The convoy of 6th April counted about 47 trucks, of which at least 25 were carrying an average of a 130 to a 150 migrants. Many of these, once they reach Dirkou, will attempt the Lybia route
Exodus 2009
Cari amici, vi scrivo per segnalarvi che oggi in abbinamento al Corriere della Sera nell’inserto Corriere della Sera Magazine” sono stati pubblicati testi ed immagini del mio ultimo lavoro in Niger. ll Magazine rimarrà in edicola fino a Giovedì prossimo.
Ad una settimana esatta dall’approvazione in Senato del disegno di legge che introduce tra le nuove norme, il reato di immigrazione clandestina, si torna a parlare di emigranti.
Non vi segnalo la pubblicazione perché voglia in qualche modo forzare dei commenti sul mio lavoro. Mi piacerebbe invece ci fosse una riflessione su come attraverso la creazione di una paura, si possa creare un consenso popolare che renda possibile l’approvazione di un testo legislativo che, citando un editoriale di Federico Grosso (La Stampa): “Appare ai tecnici del diritto, un “manifesto” privo di logica ed utilità, se non addirittura una novità foriera di danni per l’esercizio della giustizia”. Aggiungo che a mio parere ci sarebbero da sollevare dubbi sulla costituzionalità di un provvedimento che ha una essenza discriminatoria nei confronti di altre persone, ma il governo ci ha abituati a testi di legge ed azioni in apparente o reale contrasto con la costituzione.
Trovo tutto ciò pericoloso e spero che il lavoro sui migranti faccia riflettere se davvero il problema per l’Italia oggi, possano essere qualche decina di migliaia di clandestini l’anno. Migranti che dopo aver fatto enormi sacrifici, attraversano deserti e mari, mettendo a repentaglio la loro vita e la sopravvivenza delle proprie famiglie rimaste in Africa ad attendere le rimesse.
Per avere un ulteriore punto di vista su questo tema, vi invito a vedere stasera su Rai 3 alle 23.40 “Come un uomo sulla terra”. Un documentario del regista Andrea Segre, che racconta in presa diretta alcune testimonianze di migranti.
Concludo con uno stralcio del testo che scrissi per presentare un avvenimento culturale al quale sono stato invitato a partecipare, “Pistoia i colori dell’esilio oggi.” Patrocinato della Regione Toscana, dalla Provincia e del Comune di Pistoia, da settembre ad ottobre 2009, l’evento cercherà di illustrare ai cittadini il concetto di multiculturalità visto da un’altra angolazione rispetto a quella cui siamo abituati.
“Complice la paura alimentata talvolta dall’ideologia xenofoba, il nostro paese sembra incapace di reagire e gestire soprattutto, una situazione che avrebbe invece opportunità positive. Le più importanti società della nostra epoca si sono sviluppate grazie alla multiculturalità. I pensieri culturali più profondi sono nati sempre dallo scambio d’idee e da riflessioni di persone spesso di diversa provenienza. Persino il nostro paese, nel passato dei nostri nonni e genitori, ha contribuito a fare grandi nazioni che per fortuna continuano, nonostante tutto, a mostrarci il concetto di multiculturalità e pluralismo. Non dimentichiamolo. Non esilamoci”!

Deserto del Tenere. Lat: 18, 9961 - Lon: 12, 8932 - Camion provenienti dalla Libia usati per i rimpatri. Tutti i camion provenienti dalla Libia si fermano a Dirkou. Appena a Dirkou sono informati che partirà un convoglio da Agadez per la loro oasi, fanno partire a loro volta un convoglio di rimpatriati che s’incrocerà con l'altro, in un tragicomico scambio di posizioni. Questo per evitare fenomeni di sovraffollamento nell'oasi di Dirkou. Nel mese di Aprile 2009 con circa 8000 migranti, l'oasi era vicina al livello massimo di accoglienza.
Intervento Fabrizio Gatti a Vicino-Lontano 2009 – Immigrazione -
Fabrizio Gatti Interviene a Udine alla manifestazione Vicino-Lontano 2009. Audio
Dopo aver ricevuto il premio Terzani 2008 con il libro “Bilal” è stato chiamato a consegnare il premio ad Ahmed Rashid che con “Caos Asia”, ha vinto l’edizione 2009. Parlando di immigrazione la considerazioni che è stata fatta durante l’intervento è sostanzialmente una:
Siamo sicuri che 30.000 migranti l’anno che arrivano dal mare passando dalla Libia, rappresentino veramente un problema per la sicurezza del nostro paese, o dietro c’è dell’altro? Ascoltate la registrazione.
Un po’ di dati:
In Italia vivono 3.500.000 stranieri regolari e circa 400.000 irregolari. I comunitari sono 1 milione di cui oltre 600.000 sono romeni. 2.500.000 sono extra comunitari. Gli immigrati rappresentano il 5,8% della popolazione contro l’8,8 della Germania, il 10,2 della Spagna, il 9,9 dell’Austria, il 5,7 della Francia. Onu Commissione Europea e i maggiori demografi Italiani ci dicono che avremmo bisogno di almeno 300.000 ingressi l’anno. l’Italia (età media 43,5 anni) cresce infatti per il 92% grazie all’apporto degli immigrati (età media 30,9 anni) ed il saldo naturale è positivo grazie all’incremento della popolazione straniera.
La quota dei denunciati sul totale dei residenti è del 2% per gli stranieri e del 1,9% per gli italiani. I 3/4 degli omicidi commessi dagli stranieri in Italia ha avuto come vittima un’altro cittadino straniero.
*dati Istat bilancio demografico 2007
Vivere “under”
Venerdi 6 febbraio – Monsummano T
La scorsa estate, poco prima delle vacanze estive, stavo aspettando l’autobus che da viale Trastevere doveva condurmi alla stazione Termini. Ero a Roma nella mia perenne ricerca dei finanziamenti necessari per partire per il Niger, dove da più di anno i Tuareg e l’esercito governativo si fronteggiano per una disputa che oltre alle questioni territoriali, vede di fronte due etnie profondamente divise da questioni razziali.
I Tuareg, popolo nobile del Deserto, hanno da sempre assoggettato gli Houssa un’etnia di pelle più scura, i quali una volta saliti al potere dopo la fine del colonialismo, si sono presi qualche rivalsa confinandoli ed emarginandoli nel loro territorio: “l’Air”.
Il Niger è anche il paese dove transitano i migranti che tentano di raggiungere l’Italia via mare e dove la discriminazione razziale ha nuovamente il sopravvento sul sentimento di pietà e compassione che un essere umano in evidente stato di difficoltà dovrebbe suscitare. Gli Haussa, ritenendosi superiori a molte etnie originarie delle zone più a sud, credono di poterli rapinare e torturare durante il loro viaggio verso nord. Una volta in Libia, per gli emigranti si prefigura nuovamente una situazione d’intolleranza, che fa del loro viaggio un vero e proprio calvario, e che si è inasprita ulteriormente dopo i recenti accordi bilaterali Italia – Libia. Si dice che provenendo dal deserto ed arrivando sulle coste Libiche si riesca a sentire già l’odore dell’Europa. L’inasprimento delle autorità libiche nei confronti degli emigranti probabilmente abitua chi riesce a partire e se ha la fortuna di arrivare, a ciò che lo aspetta oltre il mare. In Italia.
Quel giorno avevo visitato la redazione de Il Manifesto per proporre un reportage su un festival religioso Tibetano realizzato un paio di anni fa, che si svolge nel monastero di Labrang ogni fine anno del calendario lunare. Da qualche anno il festival vede sempre più numerosa la partecipazione della popolazione Cinese, che nella sterile ricerca di un benessere esclusivamente materiale sente il bisogno di dare un senso più umano e spirituale alla propria esistenza. Superando con timidezza la diffidenza reciproca e le annose questioni razziali sfociate, Cinesi e Tibetani si scoprono a pregare insieme.
Mentre attendevo l’autobus vengo raggiunto che due ragazzi che avevo notato seduti sul muretto dietro la pensilina. Uno era alto con dei bei lineamenti definiti, l’altro era invece più basso e appena più giovane. Quello alto in un buon inglese mi mostra un foglio scritto a mano dove riesco a decifrare il nome di un ospedale e la via dove si trovava, il “Nuovo Regina Margherita” in Trastevere. Non essendo di Roma non sapevo dare loro indicazioni precise e continuando ad essere assorto nei miei pensieri consiglio ai due ragazzi di chiedere all’autista del pullman dove avrebbero dovuto scendere, oppure di chiederlo al proprietario del Bar sull’altro lato della strada. I due si incamminano verso il Bar e noto che quello alto camminava con difficoltà. Al loro ritorno vedo il suo piede destro e capisco il motivo del suo incedere stentatamente. Il piede aveva un taglietto sulla parte superiore appena sotto la caviglia, ma evidentemente non averlo medicato aveva provocato un’infezione che lo aveva fatto gonfiare fino a non farlo più entrare nelle larghe ciabatte infradito.
Gli chiedo allora come si era procurato il taglio e mi risponde che si era ferito durante il suo viaggio per l’Italia. Erano entrambi arrivati da una settimana dopo circa un mese e mezzo di viaggio. Tre giorni a Venezia e poi la capitale, nella speranza di poter in qualche modo trovare lavoro ed allacciare rapporti con qualche connazionale residente a Roma. Fino a quel momento avevano vissuto “under a bridge”. Il viso di quello alto superata la diffidenza e rilassandosi mi mostrava tutta l’armoniosità di lineamenti familiari ma che non riuscivo a definire. Gli chiedo allora da dove venissero e la risposta mi gelò il sangue, “Afganistan” mi dissero all’unisono. Quello più basso aveva 18 anni e l’altro, il ragazzo dai bei lineamenti, ne aveva 20. Entrambi venivano da un villaggio a nord di Kabul in Afganistan a tre ore d’auto dalla capitale.
Mi dissero che la guerra non dava loro speranza. Il villaggio era stato distrutto molte volte e gli effetti della ricostruzione in pratica non si sentivano. Speravano che sarebbero stati accolti in Italia come rifugiati o come immigrati e che avrebbero potuto crearsi quella posizione di dignità che il loro paese non gli aveva mai permesso di avere. Entrambi avevano portato a termine studi di meccanica. Mentre parlavano riflettevo sul fatto che avevano all’incirca venti anni ed erano già così determinati da affrontare tutte le difficoltà che una scelta di questo tipo poneva loro di fronte. Non conoscevano la lingua, erano lontani dalla famiglia, gli erano rimasti pochissimi soldi che avevano speso per giungere in Italia e si ritrovano in un paese con abitudini e tradizioni completamente diverse dalle loro.
Alla mia domanda su come fossero riusciti a passare la frontiera con l’Italia la risposta di quello alto fu molto naturale un altro “under” ma questa volta “under the truck”. Una volta in Turchia passando dall’Iran erano riusciti ad entrare in suolo Europeo, prima in Grecia e poi in Italia, aggrappandosi sotto un camion che li aveva portati fino a Venezia. Era in questo viaggio che il più grande dei due si era ferito. Un viaggio che spesso si conclude con una perdita di equilibrio e la conseguente morte per stritolamento tra le ruote del camion.
Mentre mi parlavano delle loro aspettative continuavo a riflettere e pensavo se veramente il nostro paese si meritava il coraggio e la vita di ragazzi come questi. Un paese il nostro, che sembra far di tutto per rimanere arretrato culturalmente e politicamente nei confronti delle altre nazioni Europee. Con un Governo le cui leggi o proposte in tema d’immigrazione ed integrazione non lasciano spazio a dubbi sulla forte discriminante razziale ispiratrice. Con un partito xenofobo al Governo che non vede di buon occhio la diversità ostentata dagli immigrati, ma che poi si ritrova alle sorgenti di un fiume per svolgere un rito pagano con bandiere e simbolismi spesso esposti anche in occasioni di eventi istituzionali. Mi sembrava veramente uno spreco e pensai che questi due ragazzi fossero cresciuti troppo in fretta ed avessero davvero fatto un errore nello scegliere l’Italia come luogo per dare sfogo alle proprie aspettative. I loro discorsi tradivano una forte ingenuità che li portava a credere che in un paese della civile ed avanzata Europa avrebbero trovato un clima di accoglienza che permettesse loro di integrarsi ed affermarsi come uomini. Quello che nel loro paese, l’Afganistan non gli era stato possibile.
All’epoca, la legge sulla denuncia dei clandestini che si rivolgevano ad una struttura sanitaria per farsi curare non era ancora di dominio pubblico. Mi sentii quindi di indirizzarli con tranquillità verso quell’ospedale che qualcuno gli aveva scritto su quel foglio e che mi avevano mostrato. Per sicurezza chiamai una mia amica presso l’UNHCR di Roma la quale mi confermò che la norma di allora non prevedeva alcuna denuncia presso le forze dell’ordine per via del fatto che il legiferante aveva intuito la pericolosità della mancata cura di un’eventuale malattia potenzialmente contagiosa e che sarebbe stata veicolata da un immigrato irregolare se non si fosse fatto visitare per paura di subire una denuncia. Già allora nonostante ciò, c’erano casi d’immigrati irregolari che non si rivolgevano alle strutture sanitarie perché non sapendo dell’esistenza di una norma a loro tutela, avevano paura d’incorrere nell’espulsione.
Evidentemente questo principio elementare che stava alla base della vecchia normativa e la compassione che un essere umano dovrebbe provare nei confronti di un altro suo simile in evidente stato di difficoltà, non devono essere stati presi in considerazione dai firmatari dell’emendamento presentato dalla lega nord e che mi fa provare vergogna di essere cittadino di questo paese.
Lasciai i due in cammino verso l’ospedale, dopo avergli prima segnato alcuni indirizzi che potevano tornargli utili in caso di problemi. Nonostante la forte tumefazione del piede mi dissero che preferivano camminare piuttosto che contravvenire alla norma che prevedeva che chiunque viaggiasse su un mezzo pubblico dovesse essere munito di biglietto. A nulla valsero le mie rassicurazioni ed insistenze. Quando a volte ripasso da quella fermata mi ritornano in mente e mi domando quanto tempo ci abbiano messo l’Italia e l’Europa in cui loro avevano fiducia, a spazzar via l’ingenuità di quei due ragazzi.
Democracy in danger in Italy
Hi everybody, I received it on Sunday from a friend of mine … please read this and be aware of what is happening today in Italy- Alfredo.
All the best,
Giulia
Having ensured that all criminal proceedings against him are dropped by rushing a bill granting the country’s highest authorities blanket immunity through parliament within weeks of taking office last year, and having effetively created a separate body of law for non-citizens (whilst successfully pandering to and fanning the flames of xenophobia), Berlusconi has moved one step closer to transforming Italy into a fully-fledged semi-authoritarian state. Friday 6th February saw the Italian prime minister draft an urgent decree to stop doctors in Udine withdrawing feeding tubes keeping Eluano Englaro, a woman who has been in a vegetative state for 17 years, alive. The Italian president, Giorgio Napolitano, intervened to state that he would not sign the decree, citing its inconstitutional nature – the decree was not ‘urgent’ and would have overrun a November ruling by the country’s supreme court authorising the removal of Eluana Englaro’s feeding tubes, thereby effectively trashing the principle of the separation of powers.
Berlusconi then rebranded the decree as a parliamentary act and called upon the presidents of the two chambers to convene parliament early on Monday morning in an eleventh-hour attempt to keep Englaro alive. The president of the Senate – a close Berlusconi ally who would become the state’s highest authority were Napolitano, a frail 83-year-old, to pass away – promptly obeyed.
The Vatican has been pushing for Englaro to be kept alive, with the Pope and other senior figures branding the termination of life support as ‘euthanasia’, openly condemning Napolitano’s decision not to sign the decree and egging Berlusconi on despite polls showing that 61% of Italians support the Englaro family’s decision. The degree to which this Pope is intervening in Italian public life is unprecedented and the Englaro episode may come to be seen as the defining moment when the Italian state capitulated to Vatican pressure, definitevely overriding the principle of separation between Church and State.
Berlusconi is cynically exploiting Englaro’s case to posit himself as a staunch supporter of the Vatican and to change the Italian Constitution, a document drafted in the years after the fall of Fascism and which is considered to be one of the most advanced constitutions in the world. Yesterday the Italian prime minister was quoted as saying that the Constitution should be changed because of its ‘Stalinist’ nature and because it required governments to seek approval from the president before decrees were passed into law. What Berlusconi is seeking is raw executive power of a kind which is unknown in the Western world. Having secured contol over the vast majority of the country’s media and having rolled out plans to curb the power of the judiciary by effectively placing magistrates under executive control and severely curtailing their powers to investigate crimes, Berlusconi now wants to get rid of the last remaining curb on his power – the president.
Berlusconi has shown his fellow citizens and the world his true nature. Not the benign joker, but a man who can, without batting an eyelid, tell reporters that Englaro’s dignified and loving father just wants to “rid himself of a nuisance”. “I don’t see why there should be so much haste”, he went on. “After all, the girl is provided with medical support at no cost to her father”. Berlusconi is also a man who seeks to transform one of the founding members of the EU into a new type of regime – formally democratic, but where the checks and balances on executive power no longer exist.
The EU has not deemed it necessary to step in to defend democracy in a founding member of the Union, thereby highlighting the fact that the need to respect democracy and human rights only applies to accession countries and new member states. And so far Italy’s citizens, rather like the opposition parties currently in parliament, have shown to be either apathetic or overwhelmed by the full tide of Berlusconi’s drive to trample the principles underpinning liberal democracy. It remains to be seen whether what is now happening will prompt a response – or whether Berlusconi is allowed to go ahead with his plans to secure unprecedented powers for himself and wreck democracy in Italy.

2 commenti